Ritornare ad Amarone Opera Prima
di Riccardo Margheri
Ritornare ad Amarone Opera Prima, presentazione istituzionale della nuova annata (2021), al di là della premiere in quanto tale mi ha offerto lo spunto di verificare cosa fosse cambiato dalla mia ultima visita, risalente a qualche anno addietro, nello stile e nel “progetto” dei vini presentati.

Pare proprio sia cambiato il mondo: ricordavo monumenti di maturità e concentrazione, la rincorsa smodata all’opulenza, il residuo zuccherino che faceva capolino per ammaliare consumatori esteri a suon di dolcezze. Adesso, non che l’Amarone abbia smarrito il suo carattere, ma si è ricordato (i produttori si sono ricordati) che attinge allo status di GRANDE VINO non quando è “grosso” (che poi a vinificare uve appassite sarebbe il minimo sindacale), bensì quando si declina in finezza, freschezza, articolazione dei profumi, ecc.: anche lui, come altri grandi vini del mondo tra i quali orgogliosamente rivendica di essere annoverato.
L’indispensabile pienezza deve quagliare con le altre componenti dell’impressione gustativa, sintetizzabili nella parolina magica: equilibrio. Da perseguire in primis in vigna, con maturità zuccherina, ma anche fenolica, aromatica, ecc. (senza dimenticare l’acidità!!).
Conseguimento non così scontato in un millesimo 2021 segnato da bombe d’acqua alternate ad aggressive botte di calore, con conseguenti esplosioni peronosporiche. Per fortuna, un tempo clemente nell’imminenza della vendemmia (relativamente anticipata), ha salvato l’annata: le piante non hanno patito scarsità idrica, conseguendo una maturazione abbastanza accettabile. Contesto interpretato dai produttori con sensibilità, senza eccessi.
Premesso che carattere e qualità di questi vini emergono solo dopo paziente attesa, come conclamato da alcuni clamorosi assaggi di vecchie bottiglie effettuati direttamente ai banchi dei produttori, ecco alcuni campioni della nuova annata che hanno spiccato a vario titolo:
Stefano Accordini, Amarone della Valpolicella Classico Acinatico 2021:
magnifica coesistenza tra polpa e tensione acida, che fa presagire un radioso futuro, nel quale il frutto supererà la presente lieve reticenza olfattiva.
Massimino Venturini, Am. Valp. Cl. Campomasua 2021, campione da botte:
è normale che il naso appaia compresso, ma il palato è propulsivo, saporito, grintoso, di grande freschezza, già in allungo su note di pepe.
Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani, Am. Valp. Cl. Riserva 2021, campione da botte:
gradevolissima la commistione olfattiva tra canoniche ciliegia sotto spirito e amarena, con più fragranti toni floreali; sorso dal tannino ancora un poco rigido, ma di buon equilibrio.
Tenuta Santa Maria Valverde, Am. Valp. Cl. 2021, campione da botte:
naso di personale impronta balsamica e pepata; bocca di grande compiutezza, appena alcolica, ma saporita e ben estratta.
Bennati, Am. Valp. 2021:
tra tutti gli assaggi quello già più espressivo per intensità e nettezza di una canonica espressione fruttata matura ma non cotta; notevole anche la corrispondenza con il palato, mediamente profondo ma accattivante.
Foto: Consorzio Tutela Vini Valpolicella










